E' legale l'importazione di un gatto abissino? E' legale la vendita di abissini in negozio? A chi è meglio rivolgersi per acquistare un abissino: negozi o allevamenti?

Richiesta di RickyC. [ricky] e risposta di Maria Grazia Bregani [Presidente] il 15-Dec-2004 19:12

E' legale l'importazione di un gatto abissino? E' legale la vendita di abissini in negozio? A chi è meglio rivolgersi per acquistare un abissino: negozi o allevamenti?

Non c'è alcuna legge dello Stato italiano che vieti l'importazione di gatti dall'estero e/o la loro vendita nei negozi, qualunque sia la loro razza. Così come non c'è alcuna legge dello stato che vieti di vendere, spacciandoli per gatti di razza e facendoli pagare come tali, gatti senza pedigree. Non c'è alcuna legge che determini il prezzo di un gatto, di razza o meno. Questo, almeno, in Italia, perché in certi stati dell'UE, come ad esempio la Germania, è vietata la vendita di cani/gatti in negozio.
Per cui, se un negoziante importa gatti, o li vende in negozio, con o senza pedigree (ma √® molto pi√Ļ frequente che in negozio non si riescano ad avere i pedigree, ammesso che ci siano), non compie niente di illegale.
L'animale, cioè, non è affatto tutelato dalle leggi in vigore, e questo, PURTROPPO, favorisce e incoraggia una importazione che è molto controversa.
Cio√®: nell'Est europeo, in paesi che fino a poco tempo fa non facevano parte dell'UE, esistono le famigerate 'mills', vere e proprie fabbriche di animali, cresciuti apposta per l'esportazione e venduti a bassissimo prezzo. Camionate (non esagero) di cuccioli stipati in scatoloni o gabbie vengono quindi esportati, con dei viaggi in cui la cura dei gatti √® certo il minimo problema: il tasso di mortalit√† √® altissimo (mi parlavano di CASSETTE piene di animali morti durante il viaggio buttati via), ma ne vale comunque la pena, dato il guadagno che se ne ricava. Purtroppo non c'√®, a tutt'oggi, una legge che vieti questa pratica barbara: l'unica cosa √® la sensibilizzazione dell'opinione pubblica al riguardo: se cio√® nessuno comprasse nei negozi gatti/cani importati, non sarebbe pi√Ļ lucroso esportarli e 'fabbricarli'. Perch√© √® chiarissimo a tutti che questa pratica ha come unico e solo scopo il lucro alle spalle degli animali: lucro per chi li alleva nei paesi di origine, lucro per chi li esporta, lucro per chi li vende nei negozi (il ricarico √® altissimo). Chi ci soffre sono questi poveri cuccioli, quelli che sopravvivono, almeno.
Se è vero questo, però sono vere anche altre cose:
è in vigore, da poco tempo (dal 1 ottobre 2004 qui in Italia) una legge EUROPEA che IMPONE che gli animali che vanno all'estero o provengono dall'estero siano registrati, abbiano cioè il 'Passaporto Europeo'. Il passaporto europeo, che è obbligatorio, presuppone il fatto che il gatto/cane abbia un MICROCHIP che lo identifichi, abbia fatto la vaccinazione antirabbica e abbia un certificato di buona salute. Un gatto che proviene dall'estero e non ha questi requisiti è stato importato contravvenendo alla legge, e il fatto si può denunciare alle autorità di competenza. Si sperava che questa legge in qualche modo arginasse la pratica dell'esportazione/importazione incontrollata, ma è presto per dire se gli effetti siano positivi. Se si acquista un animale, cane/gatto, importato dall'estero, è diritto/dovere dell’acquirente chiedere questi documenti, e denunciare per importazione illegale chi non glieli consegna.
Ma, al di l√† della legge dello Stato, le pi√Ļ importanti Associazioni feline europee, che operano per la tutela del gatto, si muovono diversamente e per questo presentano una serie di regole volte proprio a difendere l'animale cui i soci membri devono attenersi:
-c'è il divieto di cedere i propri gatti a negozi o laboratori, ecc.
-c'è il divieto di tenere gli animali in gabbia o in luoghi angusti, poco illuminati ecc.
-c'è il divieto dei vendere cuccioli sotto una data età (per la FIFe 84 giorni, perché il gatto, diversamente dal cane, ha bisogno di stare con la madre per molto tempo)
-c'√® il divieto di fare figliare gatte troppo precocemente (sotto l'anno di et√†) e per pi√Ļ di 3 volte nell'arco di 24 mesi (si tenga conto che una gatta pu√≤ tornare in calore circa un mese dopo la nascita dei figli: una femmina sfruttata potrebbe partorire fino a 3 se non addirittura 4 volte all'anno, ma la gravidanza e l'allattamento sono sfiancanti e molto debilitanti per la madre)
-c'√® l'obbligo di cedere i cuccioli COMPLETAMENTE vaccinati e muniti del libretto sanitario su cui devono essere segnate le vaccinazioni e profilassi effettuate. Il libretto sanitario √® un documento importantissimo, perch√© da l√¨ si pu√≤ verificare lo stato di salute del gatto, certificato da un veterinario e che il cucciolo sia ceduto ‚Äėsecondo le regole‚Äô. Si tenga conto che un cucciolo non vaccinato pu√≤ incorrere con una certa facilit√† in malattie mortali, perch√© di norma il suo sistema immunitario √® pi√Ļ fragile di quello di un adulto e che solo con il richiamo √® effettivamente coperto contro queste malattie: la prima vaccinazione d√† una copertura solo parziale.
-c'è l'obbligo di registrare le cucciolate che nascono e di vendere i cuccioli muniti di pedigree (è l'UNICO, l'unico modo per avere la garanzia che sia un gatto di quella razza e non semplicemente simile morfologicamente).
Questo non esclude che ci possano essere allevatori disonesti che non si attengono a queste regole, ma, se questo viene scoperto, sarebbe opportuno che venisse segnalato alla associazione di appartenenza, perché prenda i provvedimenti necessari.

Ci sono poi alcuni altri fattori, non meno importanti: un gatto cresciuto in allevamento √® cresciuto in casa, abituato agli esseri umani, all'affetto, √® stato con madre e fratelli tutto il tempo necessario, ecc: √® sicuramente molto pi√Ļ stabile di carattere: un gatto cresciuto in gabbia, sottratto troppo presto alla madre, messo allo sbaraglio in un ambiente per lui 'ostile', spesso √® pi√Ļ fragile psicologicamente, ha paura, non si fa prendere volentieri in braccio, √® timido, ecc.
Un gatto cresciuto in allevamento √® controllato periodicamente dal veterinario, √® sempre 'sott'occhio' (non che non si ammalino anche loro, ma √® come quando si ammala un componente della famiglia...). Di lui si sa tutta la storia, la genealogia e gli eventuali problemi ad essa connessi. Sono visibili le condizioni in cui √® nato e cresciuto, i genitori, si sa da chi e da dove proviene. L'allevatore √® spesso pi√Ļ esperto di un veterinario rispetto a quella razza (soprattutto se √® rara) e pu√≤ dare consigli utili, e poi √® sempre a disposizione, di solito ci tiene a restare in contatto con i nuovi proprietari. Un allevatore serio, inoltre, sottopone i suoi gatti a test per prevenire malattie genetiche tipiche della razza, cos√¨ da cercare di garantire gatti che siano non solo stabili di carattere, ma anche sani, il pi√Ļ possibile. Quasi sempre i cuccioli inoltre provengono da soggetti da esposizione: si cerca, cio√®, di garantire, oltre a salute e stabilit√† di carattere, anche la qualit√† estetica del gatto, la sua aderenza allo standard di razza.
Tutto questo √® impossibile in un negozio, dove un gatto spesso viene venduto ad una cifra analoga, se non addirittura pi√Ļ alta, di quella che si versa per un gatto di allevamento, con pedigree, doppia vaccinazione e tutto. Con la differenza -che per un allevatore non √® affatto irrrilevante- che gli allevamenti italiani, per statuto, possono essere solo amatoriali, cio√® non professionali, cio√® non a fini di lucro. In altri termini, sembrer√† paradossale, ma la cessione dei cuccioli agli allevatori non provoca alcun guadagno, ma solo un parziale rientro dalle spese sostenute per mantenere l'allevamento...
Nello specifico, è stato da poco fondato il primo Club di razza Abissini e Somali (la variante a pelo lungo), il CIGAS, dove, nel Codice Etico, ci sono tutte le norme cui si è deciso di attenersi: sono spesso restrittive rispetto a quanto richiesto effettivamente dalle varie associazioni di appartenenza, ma il nostro spirito è stato proprio quello di tutelare non solo la razza, ma anche i singoli gatti, di avere a cuore principalmente il loro benessere, sia fisico che psichico. Abbiamo, noi allevatori di abissini, un orientamento abbastanza deciso e compatto, per cui difficilmente potrà trovare gatti nostri in negozio, o venduti non completamente vaccinati, o senza pedigree, o prima del tempo...forse sembrerà poco, ma è una presa di posizione abbastanza decisa e netta.
Al di là della scelta della razza, per tutti i motivi di cui sopra, se vuole un gatto di razza, è vivissimamente consigliabile di rivolgersi ad un allevamento e magari, all'atto della cessione, di firmare, insieme al Passaggio di proprietà (il documento che attesta ufficialmente la cessione del gatto e che viene registrato presso l'associazione di appartenenza), un contratto, a tutela sia del cedente che del nuovo proprietario.

Questa Q&A Ť stata trovata sul sito Riccardo Camuffo : https://cigas.org/modules/smartfaq/faq.php?faqid=11